Queste app possono raccogliere i vostri dati anche che le avete disinstallate

Normalmente quando un’app viene disinstallata dallo smartphone è perché chi la usa non vuole più saperne nulla: non è più utile al suo scopo, occupa troppo spazio o semplicemente il servizio che offre ha stancato. Presto però — ha denunciato in questi giorni Bloomberg — sempre più app potrebbero dotarsi di un’abilità fastidiosa: capire di essere state cancellate e riproporsi per il download tramite annunci pubblicitari sullo smartphone dell’utente che ha deciso di voltare loro le spalle, in uno scenario reso possibile da alcuni strumenti pubblicitari di nuova generazione, messi a disposizione agli sviluppatori di app da società specializzate. 

Da sempre in realtà gli sviluppatori inseriscono all’interno delle proprie app degli strumenti per capire come queste vengano utilizzate dai propri utenti; si tratta di righe di codice innocue che si occupano di inviare alla casa di sviluppo alcuni dati che forniscono indicazioni su come rendere più piacevoli le interazioni con quanto visualizzato sullo schermo, o su quali funzionalità sono più apprezzate. Gli ultimi set di strumenti in via di diffusione però rendono possibile avvisare gli sviluppatori anche di quando un’app viene disinstallata dal telefono di un dato utente, accorgendosi quando dal dispositivo non vengono più richieste notifiche di aggiornamento. Di qui gli sviluppatori hanno poi la facoltà di utilizzare l’id univoco fino a quel momento assegnato a quel dispositivo per inviargli messaggi pubblicitari relativi proprio al prodotto che ha appena cancellato. 

Tenere traccia di quante volte e quando un’app viene disinstallata può aiutare gli sviluppatori a capire che qualcosa non va nel loro prodotto — ad esempio incentivandoli a risolvere un bug che credevano poco rilevante; abusare di questi strumenti associando le cancellazioni ai dispositivi però porterebbe a conseguenze lesive della privacy degli utenti. 

Ecco perché — spiega a Bloomberg il numero uno di Branch Metrics Alex Austin — questa metodologia di raccolta dati si pone in aperto contrasto con i termini d’uso sia dell’App Store di Apple che del Play Store di Google. Ciononostante i due store digitali non hanno ancora preso provvedimenti in merito e le società di analisi che offrono servizi simili sono numerose: Bloomberg cita Adjust, AppsFlyer, MoEngage, Localytics e CleverTap — società che tra i propri clienti hanno anche gli sviluppatori di app note come Spotify e Yelp. Per il momento decidere se sfruttare o meno i dati messi loro a disposizione in questo modo sta solo a loro



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