Perché il nuovo iPad Pro sarà un passo avanti anche per l’iPhone

Con l’iPhone X , Apple ha introdotto per la prima volta Face ID, un sistema di riconoscimento facciale basato sulla scansione 3D del volto. Il funzionamento è semplice da spiegare anche se complesso tecnologicamente: una sorgente a raggi infrarossi proietta centinaia di punti, che servono per tracciare una mappa in tre dimensioni del volto, e se questa corrisponde a quella registrata in memoria, l’iPhone si sblocca. Oppure consente di accedere alle funzioni per cui in precedenza veniva usato Touch ID, il sistema di riconoscimento dell’impronta digitale di Apple.  

A un anno dal debutto, su iPhone Xs, Xs Max e Xr , Face ID non ha conosciuto sostanziali miglioramenti: è leggermente più veloce, ma solo grazie alle più avanzate caratteristiche del processore A12. Intanto, su alcuni telefoni Android è finalmente disponibile un sistema analogo: il riconoscimento facciale di Oppo Find X e Huawei Mate 20 Pro è veloce e affidabile, e non si può ingannare con una fotografia, come succede con quasi tutti i concorrenti, anche top di gamma. Sia con l’iPhone, sia con Oppo, però, il riconoscimento facciale funziona soltanto tenendo il telefono in verticale, perché la scansione in 3D necessita di due fotocamere disposte orizzontalmente, proprio come i nostri occhi. Per giocare o vedere un video, ad esempio, bisogna prima sbloccare l’apparecchio tenendolo in verticale, poi ruotarlo in modalità panorama. Con Huawei, invece, il riconoscimento facciale funziona quasi sempre anche in modalità landscape.  

A differenza dell’iPhone, l’iPad viene spesso utilizzato in orizzontale: non solo per vedere video, ma anche per tutte quelle applicazioni, dai fogli di calcolo a Garage Band, che sono legate soprattutto alla produttività, e che dunque richiedono un’impostazione più vicina allo schermo di un computer. Di frequente si lavora utilizzando supporti e tastiere che mantengono l’iPad in posizione landscape. Inimmaginabile, quindi, che si debba sganciarlo dalla smart keyboard, disattivarlo con Face ID tenendolo in verticale e poi riportarlo nella posizione precedente.  

Quello che per uno smartphone è un fastidio tutto sommato minore, considerato che il telefono sta in mano e ruotarlo è facile, in un tablet potrebbe diventare un serio problema di usabilità. 

Questo invece è un rendering senza notch  

Le soluzioni sono diverse: una possibilità sarebbe introdurre un secondo set di sensori e fotocamere sul lato più lungo dell’iPad, sfruttando lo spessore della cornice. Non ci sarebbe dunque nessun notch (la tacca in alto allo schermo, tipica delle ultime due generazioni di iPhone), e il display sarebbe di poco più grande, se le dimensioni complessive rimanessero invariate, come pare praticamente certo. Il vantaggio sarebbe dunque minimo, a fronte di un aumento notevole di complessità e costi. C’è almeno un’altra soluzione, certamente più elegante: utilizzare la maggiore potenza di calcolo del chip A12X (dovrebbe chiamarsi così, se seguirà la consueta nomenclatura dei processori Apple) per emulare via software la disposizione orizzontale delle fotocamere e consentire la mappatura in 3D del volto. Il notch potrebbe anche esserci, per sfruttare al massimo la superficie frontale e inserire uno schermo ancora più grande, tuttavia tendiamo ad escluderlo perché se la cornice fosse troppo sottile sarebbe più difficile evitare di toccare il display accidentalmente. Non è detto che non sia indispensabile anche qualche cambiamento nell’hardware di Face ID, ad esempio un secondo proiettore di punti, ma il lavoro di Apple sull’iPad tornerà utile anche per l’iPhone che vedremo nel 2019, oltre che per MacBook e iMac.  

Un’altra novità attesa sull’iPad Pro 2018 che potrebbe finire anche su futuri prodotti Apple è la porta Usb C. Sarebbe un passaggio radicale,come quando Apple sostituì il connettore 30 Pin con quello Lightning. Allora, però, significava abbandonare un consolidato ecosistema proprietario di accessori che improvvisamente diventavano inutili, mentre l’adozione del Lightning ha coinciso col boom di speaker e accessori Bluetooth, che rimarranno naturalmente compatibili anche se Apple dovesse davvero passare alla Usb C. Il vantaggio, in questo caso, sarebbe netto e definitivo, perché si tratta finalmente di uno standard universale: con pochissime eccezione ce l’hanno tutti gli ultimi telefoni; manca solo l’iPhone, e sarebbe una spinta potente perché il mondo si decida a lasciarsi dietro la vecchia Usb. Certo, poi servirà l’ennesimo adattatore, stavolta per caricare Apple Pencil, oppure uno stilo del tutto nuovo.  

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scritto da: Bruno Ruffilli a Torino, TO
argomenti: tecnologia 
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