Honor 10, la recensione

Ottima l’ergonomia, magnetico il design e divertente la fotocamera. Nonostante un paio di difetti Honor 10 è tra i migliori smartphone della sua fascia di prezzo

Dopo il lancio cinese di qualche settimana fa, nella giornata di martedì l’atteso smartphone Honor 10 è arrivato in Europa. Forte di un design rinnovato, di una fotocamera con funzioni di intelligenza artificiale e di un prezzo aggressivo il nuovo gadget di punta della società tenterà di fare meglio del già apprezzato predecessore dell’anno scorso. Abbiamo avuto modo di sperimentare il gadget già prima della presentazione per farci un’idea di come si funzioni nel quotidiano.

Il design
Il design è uno degli aspetti sui quali Honor ha lavorato di più per rendere unico il proprio gadget. Honor 10 è basato un telaio metallico e una scocca in vetro leggermente incurvata ai lati e composta da 15 strati sovrapposti, proprio come Honor 9. Quel che cambia è che nelle colorazioni blu e verde (battezzate Phantom Blue e Phantom Green) il telefono risplende di sfumature cangianti a seconda dell’angolazione dalla quale lo si guarda. L’effetto è spettacolare e contribuisce effettivamente a differenziare il telefono da rivali che sempre più si assomigliano uno con l’altro.

(Foto: Lorenzo Longhitano)

Il look però non è l’unico aspetto positivo da apprezzare nel design di Honor 10. Anche dopo diversi giorni di utilizzo, il telefono restituisce la sensazione di un’ottima ergonomia. Honor 10 è delle dimensioni giuste per le mani di chiunque: largo 71,2 millimetri, si fa impugnare bene anche nell’utilizzo con una mano sola. Lungo 149,6 millimetri, si infila nella tasca dei pantaloni senze fare capolino o deformare il tessuto.

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Il peso di 153 grammi infine è ben distribuito e contribuisce a candidare il telefono come un’alternativa dedicata espressamente a chi non può soffrire i gadget grandi e pesanti come padelle.

(Foto: Lorenzo Longhitano)

Il tutto peraltro incorporando un display di elevata qualità sotto ogni punto di vista e aumentato di dimensioni rispetto a quello presente Honor 9. Qui abbiamo a che fare con un pannello lcd da 2280 x 1080 pixel in rapporto 19:9 che vanta cornici ridotte e molto ben proporzionate. Il notch c’è, non è di dimensioni eccessive, ma si vede. Si può coprire con un’apposita funzione software, ma dal momento che i neri del pannello non sono assoluti come quelli di uno schermo amoled, la soluzione non è il massimo.

A noi non infastidisce per niente: il numero di icone di notifica ospitato è ragionevole (quelle in eccesso vengono visualizzate trascinando in giù la tendina), durante la navigazione web e la riproduzione di video si maschera da solo e le app che ci fanno a pugni possono essere impostate esattamente nello stesso modo.

Hardware e software
Della dotazione hardware di base abbiamo già parlato durante il lancio del dispositivo: qui basti sapere che a Honor 10 si adatta alla perfezione. Il processore Kirin 970 ha diversi mesi alle spalle ma viaggia ancora spedito e i 4 gb di ram dai quali si fa aiutare sono sufficienti a garantire un’esperienza priva di rallentamenti e surriscaldamenti nella grandissima maggioranza delle situazioni.

Paradossalmente i singhiozzi arrivano da un altra componente, ovvero il sensore per le impronte digitali. Honor ha infatti sostituito l’unità capacitiva dei dispositivi precedenti con un’unità a ultrasuoni completamente a filo con il pannello frontale. La soluzione è elegante da un punto di vista estetico ma il riconoscimento delle impronte non è rapido né preciso come quello offerto dai gadget dell’anno scorso. Niente che renda inservibile il gadget ma, mentre per altri dispositivi basta sfiorare il sensore per una frazione di secondo, Honor 10 a volte richiede di appoggiare il polpastrello anche per diversi decimi.

(Foto: Lorenzo Longhitano)

Il software installato sul telefono è la più recente versione di Android disponibile, ovvero Android Oreo, completa dell’interfaccia utente Emui sviluppata dal gruppo. Il discorso qui non cambia molto rispetto a quello già fatto per Huawei P20 Pro e per tutti i telefoni che utilizzano questa interfaccia. Tolto un linguaggio grafico che può piacere o non piacere ma che comunque rompe nettamente con quello adottato da Android, e tolta anche una manciata di app preinstallate che avremmo preferito non vedere, il bilancio finale è positivo e le aggiunte fatte sono tutte per lo più utili.

Si va da un sistema di sblocco tramite il volto efficace anche se non fulmineo a un sistema di navigazione triplo, che consente di scegliere tra la classica barra inferiore, un pulsante flottante da utilizzare tramite gesture o un utilizzo multiplo del sensore di impronte, che tenuto premuto porta alla schermata home, sfiorato appena conduce indietro di un livello e strisciato di lato porta alla schermata delle app recenti.

Fotografia
Altro asso nella manica del gadget, oltre al design audace e a prestazioni di livello decisamente soddisfacente, è il comparto fotografico. La doppia fotocamera posteriore si compone di un sensore da 16 Mpixel a colori e da una unità in bianco e nero da 24 Mpixel, entrambe dotate di obiettivi f/1.8. Le foto catturate sono di qualità non eccellente ma comunque molto buona. I sensori innanzitutto fanno un buon lavoro a tirare fuori il meglio dalla luce che li colpisce. Non possono fare l’impossibile in situazioni d’ombra, ma in situazioni parzialmente illuminate, come quelle urbane, regalano risultati sorprendenti anche di notte. Soprattutto però il sistema è coadiuvato da algoritmi di machine learning che distinguono i diversi oggetti ripresi in un’unica inquadratura e applicano loro modifiche in tempo reale.

(Foto: Lorenzo Longhitano)

La modalità si può lasciare disattivata tramite un pulsante sempre ben raggiungibile, ma scattare con l’assistenza dell’intelligenza artificiale assicura risultati di maggiore impatto. Per esempio, le zone d’ombra in una foto  vengono esaltate lasciando intatte quelle ben illuminate e viceversa. Nei ritratti gli sfondi vengono automaticamente sfocati anche quando in scena c’è più di una persona. Il cibo si fa più invitante, il cielo più blu. Non si tratta dei miracoli operati dall’intelligenza artificiale di Huawei P20 Pro (qui la modalità notturna richiede ancora una mano da chirurghi), ma comunque di una funzione in grado di rendere ogni foto più interessante. A volte il sistema calca un po’ troppo la mano, ma nessun problema: insieme alla foto aumentata dalle capacità degli algoritmi viene salvata la versione originale proprio per casi come questi.

Altre modalità della fotocamera sono altrettanto divertenti. La modalità artista applica in tempo reale filtri di modifica complessi in stile Prisma, sempre grazie al machine learning. La modalità illuminazione 3D fa esattamente quel che dice, inondando di luce artificiale da qualunque direzione si desideri i volti dei soggetti in quadrati in modalità ritratto. Le lenti in realtà aumentata sovrappongono accessori e sfondi ai soggetti inquadrati. A questo si aggiunge a una modalità manuale e alla possibilità di riprendere video fino alla risoluzione 4K, per un pacchetto che forse non alletterà i puristi della fotografia (a ingrandimento massimo si notano gli interventi del software per accentuare i dettagli degli scetti) ma che è tra i più divertenti da usare in circolazione.

Accessori
Il resto della dotazione è, come di consueto per i dispositivi Honor, decisamente completo. La fotocamera frontale da ben 24 Mpixel ha le stesse funzioni di ritratto e illuminazione di quelle posteriori (anche se non ha la stessa precisione), la batteria da 3400 mAh è dotata di ricarica rapida ma dura comunque comodamente una giornata intera anche sotto stress e la connettività include wifi, doppio slot sim, bluetooth 4.2, porta a infrarossi, usb di tipo c e slot per jack audio da 3,5 millimetri.

L’eccezione è rappresentata dall’assenza di uno slot per schede microsd, che condanna chi compra il telefono a rimanere con la stessa dotazione di memoria a disposizione. Certo, il gadget è in vendita in tagli da 64 e 128 gb e quindi difficilmente il problema della memoria in esaurimento si verrà mai a presentare, ma è comunque un peccato che la casa abbia voluto rinunciare a una componente così apprezzata dal suo pubblico di riferimento.

Poco male: si tratta di un neo che, anche se sommato a quel lettore di impronte più lento della media, non riesce a scalfire un giudizio nettamente positivo. Honor 10 è un gadget bello da vedere, maneggevole e affidabile che in più scatta foto di qualità decisamente buona e in grado, con un sostanziale aiuto software, di distinguersi dalle altre. Nella sua fascia di prezzo insomma si colloca sicuramente tra le migliori alternative in circolazione. Se poi consideriamo il fatto che proprio il prezzo di partenza proposto — 399 euro — è minore di quello chiesto per il gadget dell’anno scorso (una decisione in controtendenza rispetto al resto del mondo smartphone) diventa più facile capire come sia stato possibile che le scorte preliminari riservate al mercato europeo siano terminate già a poche ore dal lancio.

Wired
Bello da vedere, anche con la cover base trasparente inclusa nella confezione.

Tired
Altoparlanti mono. Niente ricarica wireless.

Voto
8,5


Fonte: WIRED.it

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