OnePlus 6, la recensione

Da sempre la cinese OnePlus ha avuto un solo obiettivo: sfornare smartphone in grado di competere con i migliori in circolazione, facendoli pagare meno degli altri. OnePlus 6 — che in realtà è l’ottavo telefono del gruppo — non fa eccezione: presentato la settimana scorsa a Londra, il gadget esce sul mercato al prezzo di partenza di 519 euro ed è pensato per vedersela con dispositivi finiti sulla bocca di tutti come Huawei P20 Pro, iPhone X e Galaxy S9 Plus senza fare brutta figura. Per capire se il lavoro di lima degli ingegneri della società è andato a buon fine ci abbiamo passato qualche giorno.

Il primo approccio con il telefono ha qualcosa di molto familiare per chi non è nuovo al mondo OnePlus. La scocca di OnePlus 6 mantiene infatti la stessa forma del modello 5T dell’anno scorso, ma è stata riadattata per fare posto a un display praticamente privo di bordi sul lato frontale e a una doppia fotocamera posteriore che si è spostata nella zona centrale superiore del telefono, riducendo le dimensioni del sensore di impronte digitali.

È cambiato il materiale, che anziché metallo adesso è vetro: nella versione denominata Mirror Black, che abbiamo avuto in prova, la finitura è lucida e a specchio, ma pur creando interessanti e costanti giochi di luce con le fonti di illuminazione che la circondano risulta anche particolarmente facile da sporcare; più eleganti le varianti Silk White e Midnight Black, la cui scocca è sempre in vetro ma risulta sottilmente opaca alla vista perché tempestata di microscopici fori che ne rendono irregolare la superficie.

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(Foto: Lorenzo Longhitano)

Look a parte, nelle mani è solido e maneggevole al tempo stesso. Certo, per apprezzarlo occorre avere fatto l’abitudine agli smartphone extra large: OnePlus 6 mantiene le stesse dimensioni del predecessore e non è un telefono che se ne sta comodo in tasca, né che si può usare in modo spedito con una mano sola. La scocca posteriore incurvata riposa bene nel palmo, ma il pollice copre solo una minoranza dell’area del display e deve farsi aiutare dall’indice dell’altra mano per la maggior parte delle operazioni che non siano il semplice scorrimento tra pagine, menù e social network.

(Foto: Lorenzo Longhitano)

Il display è un pannello amoled da 6,28 pollici con risoluzione 1080 x 2280 pixel. Ha un notch centrale che è possibile mascherare con una banda nera, cornici ridotte e rapporto di forma 19:9. Soprattutto però lo schermo è di ottima qualità: i colori sono vivaci e non si distorcono guardando il telefono da angolazioni estreme, mentre tonalità e saturazione si possono regolare a piacimento; la luminosità massima non è eccessiva ma comunque elevata e la definizione, pur non arrivando all’esagerata qhd di Galaxy S9, è più che adatta anche a un dispositivo con una diagonale come quella di OnePlus 6.

Quel che più colpisce del telefono però è quanto sia scattante nell’uso quotidiano. OnePlus 6 è un fulmine non solo nel caricare le app — sia quelle appena aperte che quelle già utilizzate e rimaste ad attendere sullo sfondo — ma anche nel navigare al loro interno: la reattività dello schermo al tocco, la rapidità con la quale scorrono le paginate dei social sotto la spinta delle dita e la velocità dei sistemi di sblocco con il volto e con l’impronta digitale sono una testimonianza di quanto il processore Snapdragon 845 e i 6 o 8 gb di memoria ram a bordo del telefono siano stati impiegati al meglio.

Il sistema operativo Oxygen OS contribuisce al risultato, perché ingegnerizzato non solo per non fagocitare troppe risorse di sistema, ma anche per rimanere il più possibile semplice e intuitivo da usare per gli utenti. Il linguaggio grafico è lo stesso adottato da Google, le app preinstallate sono ridotte al minimo indispensabile e le funzioni aggiunte dalla società sono poche ma utili: il selettore a tre posizioni per liberarsi delle suonerie e per schermare completamente l’arrivo di notifiche ormai è un classico; il display always on sfrutta la tecnologia amoled del pannello per mostrare ora e notifiche anche dallo standby; le gesture a schermo spento consentono di attivare il gadget con un doppio tocco sul pannello e la nuova modalità di gioco, che non solo ammutolisce le notifiche in arrivo per non disturbare le sessioni di deathmatch a Pubg, ma devia tutte le risorse del processore e il traffico wireless ai titoli in esecuzione.

Una menzione speciale però la merita il sistema di navigazione a gesture attivabile a piacimento, che fa sparire la classica barra per sostituirla con una soluzione che prende il meglio dal sistema di iPhone X e dalla tradizionale triade di comandi sulla quale è basato Android. Schermata home e app recenti si raggiungono con un semplice swipe del dito, come sul telefono di Cupertino; il comando per indietreggiare invece, come avviene su tutti i gadget Android, è universale e non richiede di cercare l’apposito pulsante all’interno delle app: su OnePlus 6 è un altro semplice swipe dal lato della cornice inferiore.

(Foto: Lorenzo Longhitano)

L’ultimo comparto sul quale OnePlus ha rimesso le mani è quello relativo alla fotocamera. Il sensore principale della doppia fotocamera posteriore ora è infatti una unità Sony IMX518 da 16 Mpixel più grande della precedente, dotata di obiettivo f/1.7 e soprattutto stabilizzata otticamente. Le immagini che cattura vantano colori vibranti e restano ricche di dettagli anche dopo il calare del sole; il passo avanti nei confronti del telefono di generazione precedente si nota e gli scatti si possono affiancare a quelli dei telefoni più costosi senza che sfigurino.

Quando la luce a disposizione inizia a diventare poca la situazione peggiora e il telefono sembra non sapere bene che fare della stabilizzazione ottica della fotocamera: il software preferisce mantenere bassi i tempi di esposizione puntando invece tutto sugli iso, con il risultato che le foto escono al tempo stesso leggermente più buie e dense di rumore di quanto invece sarebbe possibile; catturati in modalità manuale e con le giuste impostazioni in effetti gli stessi scatti risultano più godibili, segno che per migliorare questo aspetto della fotocamera probabilmente OnePlus deve solo ritoccare gli algoritmi che la governano.

Il sensore secondario, una unità da 20 Mpixel con obbiettivo f/1.7, contribuisce a scattare foto in modalità ritratto ben scontornate, mentre la fotocamera frontale da 16 Mpixel fa un buon lavoro con gli autoscatti (e in un aggiornamento futuro acquisirà una modalità ritratto guidata da algoritmi di intelligenza artificiale). I video sono ben stabilizzati in full hd ma decisamente più tremolanti in modalità 4K; apprezzata e ben riuscita infine la nuova modalità super slow motion, che registra clip da massimo un minuto a 480 fotogrammi al secondo in hd o a 240 in full hd, e include un editor per scegliere quali parti del filmato rallentare.

La dotazione del telefono infine non sarà completa come quella degli avversari ma è comunque tutt’altro che scarna. Come di consuetudine manca uno slot per schede microsd a espandere la memoria da 64, 128 o 256 gb, mentre — dato il retro in vetro — sorprende un po’ di più l’assenza di un sistema per la ricarica wireless. Non manca invece la ricarica rapida, a rimettere in sesto una batteria da 3300 mAh che non ha alcun problema ad arrivare a sera anche durante le giornate più stressanti. Presenti anche uno slot per cavi audio da 3,5 millimetri, led di notifica sul lato frontale, nfc e bluetooth 5.0. Ultima novità: OnePlus 6 è impermeabile ad acqua e polvere, anche se la casa non ha voluto ottenere la relativa certificazione (per evitare disguidi e dare ai clienti l’idea che sia una buona idea fare il bagno con il telefono).

(Foto: Lorenzo Longhitano)

Conclusioni
Con il suo ultimo smartphone OnePlus non ha cambiato strategia rispetto al passato: ha preso alcune delle caratteristiche più apprezzate degli smartphone degli ultimi mesi e le ha messe insieme in un prodotto caratterizzato da un’esperienza d’uso fulminea. Proprio quest’ultima, insieme a un ottimo display, è tra i motivi per i quali portarsi a casa il telefono a occhi chiusi; il comparto fotografico, anche se capace di produrre ottimi risultati, è invece quello dove la differenza con gli avversari più costosi continua a percepirsi. A questo proposito però resta bene ricordare che OnePlus 6, nonostante l’aumento di prezzo subito rispetto all’anno scorso, continua a costare almeno 300 euro in meno rispetto ai rivali: in questa prospettiva le differenze tra le prestazioni delle fotocamere diventano ancora più trascurabili e il gadget si può tranquillamente consigliare a chiunque abbia il budget per permetterselo e le mani abbastanza grandi per gestirlo.

Wired
Chi vuole può già installare sul telefono la beta della prossima versione di Android.

Tired
Niente audio stereo. Usare una seconda fotocamera solo per gli effetti di profondità è un leggero spreco.

Voto
8


Fonte: WIRED.it

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